12 Marzo, 2008


Lo chiamano assegno di reinserimento nella vita sociale, o anche assegno di solidarietà di fine mandato. E a pagarlo e lo Stato, attraverso le nostre imposte. A prima vista niente di strano, se a beneficiarne fosse un gruppo di: disadattati o ex tossici appena: dimessi da una comunità di recupero. Ma in questo caso a godere dell’assistenza pubblica sono i super privilegiati parlamentari della Casta. O meglio tutti quelli che non sono stati (o non si sono) ricandidati, o che pur ricandidandosi alle prossime elezioni non verranno rieletti. A loro – nonostante il reddito extra parlamentare, da quando mettono piede nell’emiciclo, cresca del 51% – spetterà una somma pari all’80% dello stipendio mensile lordo da deputato o senatore, moltiplicata per gli anni consecutivi passati in Parlamento. A decorrere dall’inizio del primo mandato. Ossia 9.362 euro per ogni anno tra gli scranni di Montecitorio e 9.604 per Palazzo Madama (ottenuti cumulando il 6,7% di ciascuna delle 12 indennità mensili). Dunque per due soli annidi servizio, ai parlamentari “trombati” che han debuttato sotto l’attuale governo, verrà corrisposta un’indennità da 18.725 o 19.209 curo. Tuttavia molti di coloro che non torneranno in Parlamento vi sedevano da numerose legislature, e dunque l’aiutino per “reinserirsi” somiglia qui a un temo al lotto. Ad esempio su uno come Mastella, che lasciasse la Camera dopo 32 anni filati, pioverebbero 300.000 euro. Inutile dire che questo ennesimo sperpero farà schizzare il budget dei palazzi del potere. Alla voce assegno di fine mandato, nel bilancio 2008 il collegio dei questori ha preventivato 8.5 milioni di spese straordinarie solo per il Senato. E il totale delle Camere sfiorerà i 25-30 milioni, considerato il forte ricambio generazionale nelle candidature, per effetto di quote rosa, tetto dei due mandati, stop agli indagati e fine delle grandi alleanze. Vanificando l’auspicato contenimento dei costi della politica. Gli estremi per gridare allo scandalo ci sono tutti. Vedere i politici usufruire dell’assistenza sociale per reintegrarsi nella società civile una volta lasciata Roma è a dir poco una beffa. Che si rinnova a ogni tornata elettorale, perché la buonauscita non è una tantum. Prendete Veltroni. Nel 2001, dopo 14 anni, scelse di non ricandidarsi alla Camera. Lo attendeva la poltrona da sindaco della Capitale, non il marciapiede. E nel frattempo era divenuto parlamentare europeo. Eppure l’ufficio competenze di Montecitorio calcolò che per rendergli meno traumatico l’insediamento in Campidoglio gli sarebbero spettati 234 milioni di lire. Pur sempre una mancia, paragonati ai 439 milioni del record di Forlani. Ma niente paura, ancora pochi giorni e l’assegno del segretario Pd ricomincerà a lievitare per altri 5 anni. Al pari di quello di De Mita, che durante un raro Aventino ritirò i primi 378 milioni di lire. Mentre a passare alla cassa saranno ora i nuovi esclusi dal seggio, per scelta o necessità: Prodi, Diliberto, Biondi, Del Pennino, Caldarola, D’Elia, Mele ecc. Una marea umana, visto che il solo Pd non ricandiderà più 134 eletti con l’Ulivo. Forse agli albori della Repubblica una simile misura di sostegno avrebbe avuto ancora un senso. Per consentire di buttarsi nell’agone elettorale ai meno abbienti. Allora però, i nostri rappresentanti percepivano compensi irrisori rispetto agli odierni 16.000 euro mensili spese incluse. Senza contare benefit, diarie, sconti, rimborsi e vitalizi, aggiuntisi nel tempo. Tanto da rendere il mestiere del parlamèntare un’alternativa al nababbo. Inoltre in Italia la legge non vieta a onorevoli e senatori di svolgere attività esterne dopo l’elezione. Né esiste un tetto sui redditi da esse ricavati (in Usa è di 13.000 euro annui). Accade così che il reddito medio extra parlamentare ammonti a 61.000 euro, e il 16% degli onorevoli guadagni da fonti esterne più di 100.000 euro l’anno, il 6% più di 200.000, e l’ l % più di 1 milione. Fra i due poli H 64.5% di chi viene eletto è composto da avvocati, imprenditori e professionisti. I quali conservano un reddito medio esterno di 113.500 euro, 106.600 e più di 100.000 a testa. Anzi, proprio grazie all’ingresso in Parlamento (e alle laute occasioni che ne derivano) il reddito extra nel primo anno sale in media per tutti del 51%, autonomi o statali che siano: + 73% per gli avvocati, +80 per i professionisti, +102 per gli imprenditori, + 127 peri magistrati. Perfino dopo 6 anni consecutivi di mandato, il reddito complessivo si mantiene più alto dell’originario: del 60% per gli imprenditori, del27 e 22 per avvocati e professionisti. Le cifre le hanno estrapolate dai dati delle legislature XIII e XIV gli economisti Gagliarducci, Nannicini e Naticchioni. Calcolando che all’aumentare delle entrate extra corrisponde un maggior assenteismo in aula. Il fatto poi che da orfani della politica si finisca dritti al collocamento, è tesi ardua da dimostrare. Ma quando mai: in Italia un posticino in un consiglio d’amministrazione, ente o consorzio, non si rifiuta a nessuno. Tra colleghi della stessa Casta negarsi una mano non sarebbe etico. Sarà anche per questo che l’ufficio di presidenza delle Camere, in vista del voto di aprile, avrebbe (condizionale d’obbligo) valutato un’interpretazione elastica della regola dei 2 anni e 6 mesi di mandato, così da trasformare pure l’assegno di reinserimento in triennale. Lo ha ipotizzato il vicepresidente del senato Calderoli, non un passante. Facendo crescere irrefrenabile la nostalgia per lo Statuto Albertino. Che al mitico art. 50 recitava: «Le funzioni di senatore o deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità». Bei tempi.
Tratto dal quotidiano LIBERO del 12 marzo 2008…
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12 Marzo, 2008
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12 Marzo, 2008

E’ Ruggero Razza il candidato de La Destra alla presidenza della Regione Siciliana. Lo ha indicato all’unanimita’ l’assemblea dei quadri dirigenti regionali del Movimento, riunita a Pergusa, accogliendo la proposta dell’europarlamentare Nello Musumeci e del portavoce regionale, Gino Ioppolo.
Razza, 28 anni, catanese, laureato in legge, e’ stato tra i fondatori di Alleanza siciliana ed e’ l’attuale portavoce nazionale dei Giovani de La Destra.
“La Sicilia ha affermato Razza – oggi piu’ che mai ha bisogno di fare un investimento su un ricambio generazionale della politica. Nei prossimi giorni presenteremo alla stampa le linee guida del programma, fermo restando che il nostro obiettivo e’ conquistare il ruolo di una destra moderna e di governo che diventi – ha concluso – “il valore aggiunto del prossimo parlamento regionale a difesa dei siciliani”.
“In una terra dove sono state spente le speranze del futuro noi offriamo la candidatura di un giovane che vuole testimoniare la voglia di riscatto di tante generazioni tradite”. Lo ha detto Nello Musumeci, leader de La Destra siciliana, commentando la decisione dei quadri regionali del Movimento di candidare Ruggero Razza alla presidenza della Regione Siciliana
Tratto dal sito de LA DESTRA PALERMO
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12 Marzo, 2008
La candidatura di Giuseppe Ciarrapico non lascia tranquillo il Pdl e fa salire la tensione tra Fi e An. Silvio Berlusconi da un lato difende la scelta di candidare l’editore, sostenendo che serve ”per vincere”; dall’altro, smentendo Gianfranco Fini, afferma che anche An era d’accordo.
La replica di Via della Scrofa e’ affidata a Ignazio La Russa: e’ ”improprio”, dice, parlare di ok di An, abbiamo solo ”preso atto”.
A sera, da Ballaro’, Gianfranco Fini conferma: An sapeva da sabato di Ciarrapico ma, ”fosse dipeso solo da me, non l’avrei candidato. Non godo della sua stima, diciamo. E poi, se non avesse detto chiaramente che le leggi razziali sono state il nale assoluto, una ignominia, citandomi positivamente, avrebbe avuto davvero il dovere morale di ritirarsi. Meno male che ha precisato, mano male”.

La tensione si riaccende a fine mattinata. Giunto a Roma, il Cavaliere accoglie i giornalisti nel parlamentino al piano terra di Palazzo Grazioli per spiegare loro che sbaglia chi parla di un ‘caso Ciarrapico’: ”In realta’, e’ stato male interpretato e ha smentito subito quelle frasi sul fascismo. Insomma, si tratta di un fatto minore e ininfluente, le cose serie sono altre. Piuttosto, sono preoccupatissimo per la catastrofe ambientale ed economica della Campania”. Potrebbe finire li’ ma i cronisti lo incalzano e alla fine Berlusconi spiega chiaro e tondo le
ragioni che hanno spinto a confermare una decisione tanto controversa: ”Noi dobbiamo fare una campagna elettorale e si deve vincere. Lui e’ un editore di giornali importanti a nostro favore ed e’ assolutamente importante che questi giornali continuino ad esserlo visto che tutti i grandi giornali stanno dall’altra parte”. Quanto alle perplessita’ espresse ieri da Gianfranco Fini, Berlusconi e’ tranchant: ”Anche An era
d’accordo con questa candidatura”. Poi, tornando gioviale, definisce ‘er Ciarra’ ”un signore di mondo che sprizza la simpatia di un Fabrizi. Volete che siano importanti le sue dichiarazioni subito smentite, rispetto a quanto sta accadendo a Napoli?”.
Passa poco piu’ di un’ora e arriva la replica acida di An, affidata a una nota di La Russa, che da’ una versione diversa dei fatti e marca il distinguo con il Cavaliere. E’ ”improprio”, sostiene il capogruppo, dire che An fosse d’accordo. Piuttosto, An ha appreso solo sabato a Milano questa decisione. Quindi, Fini ha espresso ieri le sue ”forti perplessita”’, rimettendosi alla decisione del leader della coalizione e prendendone atto. Cosi’ la polemica si riaccende. Da Padova Walter Veltroni attacca pesantemente Berlusconi e l’atteggiamento di An: ”Non
solo si e’ scelto di candidare una persona che rivendica la continuita’ con il fascismo, ma oggi si dice che va bene perche’ e’ proprietario di giornali. E’ un’idea di politica che non riesco ad accettare e penso che gli italiani si siano stancati di queste furbate. An ancora una volta e’ stata sbeffeggiata, strattonata e messa da parte”. Durissimo anche Pier Ferdinando Casini, secondo cui ”il Pdl fa un patto con il diavolo, si
vende anche l’anima pur di vincere le elezioni”. Quanto alla spiegazione fornita da Berlusconi, l’ex presidente della Camera la bolla come ”un rattoppo peggiore del buco”.

Polemico anche Fausto Bertinotti per cui Berlusconi ”manifesta una visione utilitaristica della politica dove non conta il profilo politico e programmatico ne’ l’aderenza ai valori costituzionali, ma e’ buono solo chi porta voti”. Quasi indifferente la Lega che, pur ribadendo le proprio dissenso, se ne fa una ragione: ”Noi – osserva Roberto Calderoli – non abbiamo cambiato idea. Ieri Bossi ha chiesto che non venisse
candidato. Se lo vogliono tenere? Io sono convinto che sia una cosa negativa. Vorra’ dire che la Lega prendera’ di piu”’.
In serata, passeggiando per le vie di Roma, Berlusconi torna a difendere Ciarrapico definendolo ”un candidato indipendente, un esponente della societa’ civile e del mondo del lavoro che ha chiesto ed ha trovato un posto in una lista, quella del Pdl che e’ assolutamente antifascista, anticomunista ed antitotalitaria”. Quanto alla sinistra, taglia corto: ”Hanno messo su uno scandalo che non esiste. Per non parlare di tasse, carovita, rifiuti si attaccano davvero a tutto”.
BASE USA VICENZA: SPOGLI, ESCLUDO SITO ALTERNATIVO – L’ambasciatore Usa a Roma Ronald Spogli esclude che si possa trovare un sito alternativo per l’ampliamento della base Usa Dal Molin a Vicenza perché “la decisione è già stata presa, e apprezziamo la posizione assunta dal governo Prodi”. Nel corso di un forum all’ANSA, Spogli ha osservato come d’altra parte il governo italiano abbia già espresso apprezzamento per la gestione “responsabile” da parte americana delle “problematiche ambientali”: “Abbiamo lavorato benissimo con il dott. Costa (il rappresentante del governo, ndr.) e abbiamo affrontato positivamente la questione ambientale”.

‘NO DAL MOLIN’, E’ DISASTRO NATO
Parlano di “disastro militare” i portavoce dei comitati No Dal Molin, contrari alla nuova base Usa a Vicenza, commentando l’incidente all’oledotto Nato che porta il kerosene da Camp Darby ad Aviano. “Questo disastro – affermano – è stato prodotto da un’installazione militare. Due fiumi gravemente inquinati, il terreno di ricarica della falda acquifera più grande del nord Italia imbevuto di kerosene, fauna e vegetazione minacciati dalla chiazza inquinante rilasciata dall’oleodotto”. “Ma non dicevano – proseguono – che le installazioni militari sono sicure e non danneggiano il territorio? Più di qualcuno deve delle spiegazioni ai cittadini; a partire dal commissario Costa, che ha lasciato Vicenza per le sue ‘vacanze elettorali’ ribadendo che le installazioni militari Usa non hanno alcun impatto sul territorio”.
CONTESTANO VELTRONI, RILASCIATO GIOVANE FERMATO
Il giovane del movimento ‘No Dal Molin’ di Vicenza fermato dalla polizia per aver tentato di salire a forza sul pullman del tour elettorale di Walter Veltroni, è stato rilasciato dopo poco meno di un’ora. Ad attenderlo davanti alla questura di Vicenza un piccolo gruppo di manifestanti. “Veltroni ha fatto la sua scelta – hanno spiegato i No dal Molin – eludere la questione e difendere gli interessi militari statunitensi e i profitti economici di quegli imprenditori, capeggiati da Calearo, che sperano di fare qualche affare sulle spalle dei vicentini”.

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