Ore decisive per la rivolta in Tibet. A mezzanotte (le 17 in Italia) scade l’ultimatum di Pechino per la resa dei ribelli. Ma intanto da Dharamshala, nel nord dell’India, gli esuli tibetani hanno denunciato che sono gia’ “centinaia” i morti nella rivolta e hanno lanciato un nuovo appello all’Onu e alla comunita’ internazionale perche’ intervengano a scongiurare un massacro. La Cina, da parte sua, continua a ridimensionare il bilancio dei morti: le vittime, secondo Pechino sono 13 (la precedente stima ufficiale si fermava a 10), tutti “civili innocenti” bruciati vivi o accoltellati dai rivoltosi. L’esercito di Pechino ha fatto sfilare per le strade della capitale tibetana quattro camion che mostravano i detenuti ammanettati. Dietro ognuno c’era un militare cinese che lo obbligava a tenere la testa bassa. Un’esibizione di forza per intimidire i ribelli: il convoglio si e’ mosso lentamente per le strade della citta’, mentre gli altoparlanti trasmettevano appelli perche’ i responsabili delle violenze di venerdi’ – in cui i cinesi di etnia Han e i musulmani Hui sono stati picchiati e uccisi e i loro negozi dati alle fiamme – si consegnino. Coloro che cederanno saranno trattati con clemenza, recitava l’altoparlante, mentre gli altri rischiano punizionI severe. Intanto a Lhasa – la capitale tibetana in cui regna una calma irreale e in cui stamane si sono visti timidi tentativi di ripresa della vita normale (scuole e uffici aperti) – prosegue la perquisizione porta a porta delle abitazioni: chiunque non sia in grado di mostrare i documenti di indentita’ e il permesso di residenza viene allonatato dalla regione autonoma. Sul fronte internazionale, qualcosa comincia a muoversi. Condoleezza Rice ha invitato il governo cinese ad “aprire il dialogo con il Dalai Lama”.
tratto da repubblica.it

Pubblicato da mrtonics 














